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Si Può Fare Trading Se Si Ha Un Altro Lavoro? [PARTE 1]

 DOMANDA: “Ciao Davide, io sono molto attratta dall’idea di fare uno dei tuoi corsi ma poi mi dico, cosa mi serve imparare a fare trading sul Forex se poi durante il giorno ho un altro lavoro? Mi manca il tempo per operare sui mercati capisci?

Durante il Webinar Gratuito in cui abbiamo presentato l‘Isola dei Trader mi è arrivata questa domanda da una gentilissima aspirante surfer che, ne sono certo, condivide lo stesso problema con molti. La mia risposta è stata molto semplice e a quanto pare anche efficace visto che, Valeria, alla fine ha scelto di rompere la sua zona di comfort e iscriversi all’Isola. 

Ci sono passato anch’io So di cosa si sta parlando. Ho scoperto il trading mentre ero nel pieno di una fase di carriera ascendente. Mi avevano appena promosso, lavoravo per un’importante società di telecomunicazioni, avevo tutto quello che i ragazzi italiani desiderano: laurea, un lavoro inerente ai miei studi, un contratto a tempo indeterminato, ufficio vicino a casa, un bel pacchetto di benefits, azienda giovane e dinamica e tante possibilità di crescita. Un pacchetto completo…pericolosissimo per quelli come me. Quelli che sono nati per fare altro, quelli che gli puoi dare anche un posto come Top Manager alla Coca Cola e stanno male.

Un pacchetto pericolosissimo perchè, una volta che il “Tarlo della Libertà Finanziaria” inizia a roderti…più sei messo bene, più è difficile cambiar vita.  Mentre ero dentro questa vita di bambagia, il papà di un mio amico (non ricco, almeno economicamente) ci regala, a me e al mio amico, il famoso libro di Kyosaki che ha cambiato la vita a molti: “Padre Ricco, Padre Povero”.

Da Kyosaki al trading passano meno di sei mesi. Una catena inarrestabile, passata per le prime “scommesse” fatte sulle opzioni americane (se avessi tenuto le opzioni che avevamo su AAPL in quegli anni probabilmente mi sarei comprato una villa con quei soldi adesso!), tante batoste, il mio amico che molla il colpo e io che vado avanti trasferendomi sul Forex. Amore a prima vista.

Finalmente avevo un vero mercato, puro, fluido, senza scossoni, democratico. Non mi dilungo, in breve divento dipendente.  Talmente dipendente che mi ritrovo ad avere lo stesso problema di Valeria. Inizio a fare trading dall’ufficio. Maledico il mio lavoro, sputo nel piatto dove mangio. Sono dove vorrebbe essere chiunque a 27 anni, in Italia, negli anni della crisi. Eppure ci sputo su. Mi sembra tutto una perdita di tempo, il Forex, il trading, è la mia via. Ma mi serve tempo e il mio lavoro mette i bastoni tra le ruote. Passo i week-end a studiare le strategie. Sto su tutte le notti a tradare la sessione asiatica.

Mi ritrovo, giuro, a tradare la Corona Norvegese. Dedico talmente tanta passione ed energia che effettivamente divento bravino. Prendo giorni di vacanze per fare corsi all’estero. Finisco a studiare a Gibilterra da dei bravi trader inglesi e sogno un giorno di avere la mia trading room qui, magari con una villetta subito fuori dal confine, verso Marbella. Quando torno a casa però devo affrontare la realtà di tutti i giorni. I sensi di colpa sovrumani che mi torturano. Ma come fai a lasciare un lavoro così, oggi, coi tempi che corrono. Per cosa poi? Per speculare in uno dei modi più rischiosi che esista.

Ma il tarlo oramai stava a metà dell’opera. Il processo era irreversibile. Avevo buone amicizie dalle parti dell’Help-Desk, mi ero attrezzato per riuscire a “sbucare” fuori dalla rete internet aziendale e fare trading da una VPN (un computer che sta da un’altra parte e che gestisci via internet) dove avevo installato la mia Metatrader. Nel frattempo, come detto in precedenza, avevo fatto un passo di carriera, avevo due stagisti sotto di me ai quali scaricavo senza pietà tutto il lavoro operativo. Meschinissimo, avevo solo il trading in testa.

Davo un’occhiata svogliata alle mail di lavoro, inoltravo tutto agli stagisti, ero diventato un fantasma. Lavorando in una società di telecomunicazioni, sono stato tra i primi in Italia (e nel mondo) ad avere accesso agli smart-phone. Tra i primissimi al mondo a fare trading in mobilità, su di un cellulare.

Ero così pronto a fare trading 18 ore al giorno. Anche durante le riunioni di lavoro, fingevo di leggere la posta mentre speculavo su EURUSD sul grafico a 5 minuti. Una volta durante una di queste riunioni ho guadagnato, per sbaglio, 2’000€ in meno di 20 secondi. Più o meno lo stipendio che guadagnavo in azienda. Sono diventato tutto rosso e sono dovuto uscire per andare in bagno per sfogare l’emozione e non farmi beccare.

Figuratevi cosa può fare alla testa di una persona (specialmente un neo-laureato) un evento del genere. Peggio di un’iniziazione in una setta satanica. Facevo trading ovunque e sempre. In multitasking mentre facevo altro…avete presente Viaggi di Nozze di Verdone, dove c’è quel personaggio che mentre fa sesso con la moglie durante la prima notte di nozze risponde al telefono e dice “Non mi disturba affatto”?

Ecco non ero a quei livelli ma quasi. Mi perdevo tutte le cose belle della vita perchè dovevo fare trading. Pure quando bevevo magari la sera, non vi dico i casini. Non avevo ancora capito niente. Non ero ancora arrivato a capire quanto fosse DECISIVO avere un Forex System, una strategia di Trading seria e completa. Che aderisca ad uno stile di vita sano, disciplinato e pacifico.

Avevo per la testa una sola cosa. Trovare la maniera di licenziarmi ed avere ancora più tempo per stare davanti ai mercati. Siccome tutto quello che pensi prima o poi accade. Ecco che un giorno accadde l’impossibile.  

Booooom! Era la mia chance. Da nessuna parte del mio cervello risiedeva una speranza di questo tipo. Per questo non sono un grande fan della speranza. E nemmeno un ottimista nel senso stretto della parola.

L’ottimista è colui che spera che alcune cose di cui si sta occupando abbiano successo o comunque funzionino come previsto. Io sono per la Fede. Non per forza nel senso religioso. Avere Fede richiede abbandono, accettazione del presente e fiducia nel futuro, non ottimismo. Mi spiego. Mai e poi mai mi sarei aspettato che un evento come questo sarebbe potuto accadere, non era nei miei piani.

Non serve a niente essere semplicemente ottimisti, perchè l’ottimismo è la speranza che qualcosa, che possiamo governare, funzionerà. La Fede è la certezza che qualcosa di cui non sappiamo ancora i dettagli accadrà e, accadendo, mi farà fare quel salto in avanti che io sono già certo che farò.  In altre parole, me ne frego del COME, mi focalizzo sul COSA. […continua nella parte 2]

 

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4 Responses to “Si Può Fare Trading Se Si Ha Un Altro Lavoro? [PARTE 1]”

  1. Peter gennaio 27, 2016 at 11:25 am #

    “Il Tarlo della Libertà Finanziaria inizia a roderti…”

    Si, è iniziato…

  2. mario ottobre 5, 2016 at 11:25 pm #

    ma dov’è la seconda parte???

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